Editoriale

Saggi

Francesco Baldi , Gerardo Murano
I mini-bond quali strumenti di debito per le piccole e medie imprese: regole, analisi del mercato e strategie di emissione

Sintesi

I mini-bond quali strumenti di debito per le piccole e medie imprese: regole, analisi del mercato e strategie di emissione

Alla luce della recente disciplina sui mini-bond introdotta dal Decreto Sviluppo 2012 e dal Decreto Destinazione Italia 2013, l’articolo presenta il processo di strutturazione, collocamento e quotazione di una emissione di tali nuovi strumenti di debito per le piccole e medie imprese (PMI) non quotate. Soffermandosi sulla loro natura di obbligazioni “di scopo” destinate al finanziamento di progetti di espansione e internazionalizzazione delle PMI, vengono discussi i benefici attesi dal ricorso a tali strumenti in via complementare e/o alternativa al credito bancario e le criticità non ancora superate, quali la scarsa liquidità del mercato secondario. Viene altresì condotta un’analisi del potenziale di mercato per l’offerta di mini-bond nel nostro paese, giungendo alla selezione di un campione di 3.418 PMI basata sul soddisfacimento di cinque principali requisiti economico-finanziari e la disponibilità del bilancio 2012. Le prospettive di crescita e attrattività di tale mercato sembrano essere promettenti dal momento che, sotto vincoli assai prudenziali di eccellente adeguatezza gestionale, nel 2014 circa 100 PMI sono in grado di emettere mini-bond per un controvalore di circa € 300 milioni (considerando un ammontare medio per singola emissione di € 3 milioni), raddoppiabile in un triennio (con un target di offerta, nel periodo, pari al 2,4% delle emissioni corporate di gruppi di grandi dimensioni realizzate nel 2012). Lo studio è infine arricchito dalla illustrazione del case study relativo alla prima emissione di un mini-bond nel mercato italiano da parte di CAAR S.r.l., azienda attiva nell’ingegneria di processo e di prodotto per i settori automotive, aerospace e railway.

Abstract

Mini-bonds as debt instruments for small and medium-sized enterprises: regulation, market analysis and issuance strategies

Based on the recent regulation concerning the so called “mini-bonds” in- troduced by virtue of the Decree “Sviluppo” 2012 and the Decree “Destinazione Italia” 2013, the article outlines the process of structuring, underwriting, placing and quoting an issuance of such new debt instruments for non-listed small and medium-sized enterprises (SMEs). By emphasizing their nature of “purpose” bonds for the financing of expansion and internalization projects put forward by SMEs, expected benefits associated with the complementary and/or alternative use of such instruments relative to bank debt and draw- backs (such as the scarce liquidity of the secondary market) are discussed. Fur- thermore, the analysis of the Italian mini-bond market potential is carried out with the selection of a sample of 3.418 SMEs on the basis of the fulfilment of five economic and financial criteria and the availability of the 2012 financial statements. The prospects for growth and attractiveness of such a market seem to be promising as, under very prudential constraints of excellent managerial adequacy, in 2014 about 100 SMEs would be capable of issuing mini-bonds worth about € 300 million (based on an average size of € 3 million per issu- ance), which may be doubled in the next three-year period (with a target offer equal to 2,4% of corporate bond issuances executed by large firms in 2012). The study is also enhanced by the illustration of a business case concerning the issuance of the first “real” mini-bond in the Italian market by CAAR S.r.l., a firm active in process and product engineering serving the automotive, aero- space and railway industries.

Giorgio Di Giorgio , Guido Traficante
La trasmissione della politica monetaria unica e gli effetti sulle banche locali

Sintesi

La trasmissione della politica monetaria unica e gli effetti sulle banche locali

In questo lavoro indaghiamo gli effetti della politica monetaria unica sul settore bancario dell’area euro, distinguendo tra la dinamica dell’intero set- tore bancario e quella delle banche locali. L’analisi è effettuata con un VAR sulle principali dinamiche macroeconomiche di Francia, Germania e Italia. I nostri risultati dimostrano che il canale tasso d’interesse è più forte in Francia e Germania e relativamente meno intenso in Italia, probabilmente a causa della struttura produttiva italiana caratterizzata soprattutto da piccole e medie imprese che non dispongono di fonti di finanziamento alternative al credito. Tale eterogeneità nella trasmissione della politica monetaria vale sia per il sistema bancario nel suo complesso che per le banche di credito cooperativo, per il quale si mostra che un impulso di politica monetaria fa diminuire significativamente solamente i prestiti concessi dalle banche di credito cooperativo francesi.

Abstract

Monetary Policy Transmission on the Banking Sector in the Euro Area

In this paper we assess the monetary policy transmission on the banking sector in the euro area, distinguishing between the dynamics within cooperative banks and in the whole banking sector. Our analysis is carried out through a VAR for France, Germany and Italy. We show that the interest rate channel is stronger in France and Germany and relatively less intense in Italy. We believe that this difference is due to the Italian productive structure, mainly characterized by small and medium companies that cannot easily find a substitute for banks’ loans. Also within cooperative banks, we find that the monetary policy transmission is heterogeneous. A monetary policy tightening determines a significant reduction only in the loans given by cooperative banks in France.


Contributi

Stefano Alato
Clearing House: profili istituzionali, organizzativi e recenti evoluzioni legislative in campo internazionale

Sintesi

Clearing House: profili istituzionali, organizzativi e recenti evoluzioni legislative in campo internazionale

Il presente lavoro descrive funzioni svolte e rischi assunti dalle controparti centrali (CCP) e le Istituzioni operanti in Italia nei servizi di post-trading. È stata quindi analizzata l’evoluzione normativa nazionale (modifiche al TUF dell’agosto 2013) ed internazionale (regolamento EMIR del luglio 2012) con riferimento agli obblighi di compensazione centralizzata degli scambi di strumenti finanziari OTC. Inoltre, nell’ambito dell’Accordo di Basilea, sono state descritte le nuove modalità di determinazione dei requisiti di capitale a fronte delle esposizioni assunte verso le CCP.
La controparte centrale è l’istituzione finanziaria che gestisce i sistemi di compensazione e garanzia; si frappone tra le due parti d’una transazione finanziaria, garantendone il buon fine. Tale soggetto non è, tuttavia, immune dai rischi; i più recenti studi condotti hanno messo in luce aspetti di rilievo quali: i) rischi di liquidità in capo alla CCP; ii) potenziale pro-ciclicità delle politiche di marginazione; iii) azzardo morale insito nei fondi di natura mutualistica (default fund).
Nonostante ciò, si ritiene che l’attività svolta dalla controparte centrale contribuisca al contenimento dei rischio di controparte e sistemico, nonché alla trasparenza del mercato.

Abstract

Clearing house: institutional profiles, organization and latest international laws

The present essay describes Central Counterparty (CCP) key role, main risks and the main post-trading Italian Institutions. Hereinafter, I have described the law evolution in Europe (EMIR regulation, July 2012), which has introduced the compulsory OTC clearing, and the last development in the Italian National Law (August 2013). At the end, I have shown an overview of the new Basel Committee capital charge on exposure of banks to CCPs.
A Central Counterparty (CCP) is a financial institution which manages clearing services; a CCP is, at the same time, the counterparty of each market participant and guarantees the final payment for each transaction. A CCP is not free from risks. The latest results show the importance of: i) CCP liquid- ity risk; ii) the potential pro-cyclicality of margin policy iii) the moral hazard which is typical of mutual funds (default funds).
Despite the above mentioned risks, it is thought a CCP, thanks to its activity, keeps under control the counterparty and systemic risk while increasing market transparency.


Rubriche

Bankpedia

Barbara Pancino , Emanuele Blasi
Green Economy


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