Editoriale

Contributi

Rosaria Cerrone
Risk Management e sistema di controlli interni: gli effetti delle novità regolamentari per le banche

Sintesi

Risk Management e sistema di controlli interni: gli effetti delle novità regolamentari per le banche

La crisi finanziaria, le raccomandazioni degli standard setters e l’aggiornamento delle disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia sul sistema dei controlli interni, caratterizzano l’attuale normativa a forte impatto strategico e organizzativo, orientata all’adozione di presidi ai rischi di gestione. Emerge il risk appetite framework, elemento core del processo di controllo dei rischi. Il lavoro fornisce un’analisi qualitativa degli effetti dell’adozione da luglio 2014, delle citate disposizioni. Si illustra l’evoluzione dell’ERM e il collegamento con la posizione dei regulators internazionali sensibili al rispetto del RAF. Le relazioni di 3° pilastro dei cinque maggiori gruppi bancari italiani sono state considerate una approssimazione dello stato del SCI e delle metriche di misurazione dei rischi. I risultati raggiunti permettono di affermare che gli sforzi e i progressi realizzati, a livello di individuazione delle funzioni, sono significativi, ma è ancora marginale la presenza di una cultura aziendale fondata su approcci di performance risk-adjusted.

Abstract

Risk management and internal control system in banks: new rules and policy implications

The financial crisis, the position of the standard setters and the new regulation by Bank of Italy about internal controls show new approaches for banks in managing and controlling risks. The regulatory landscape for banks is full of references to risk appetite framework and its benefits. Our goals are to present the effects for Italian banks of the adoption on July 2014 of the new framework; to show the relationship between enterprise risk management and the regulators’ interest in appetite framework as a cure for banks’ shortcomings in their risk governance. The investors’ relations based on Basel 2 Pillar 3 of the five largest Italian banking groups are considered as the existing exam- ple of banks’ risk management scheme. The results show that Italian banks have reached some objectives but they must still identify and quantify their risks in a structured way that relates them to firm’s business objectives and strategy.

Filippo Fiordiponti
Nuova veste dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia e nuovi rischi per la sua indipendenza

Sintesi

Nuova veste dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia e nuovi rischi per la sua indipendenza

Se tra gli obiettivi affidati alla riforma si possono individuare l’adeguamento del valore del capitale della Banca d’Italia e chiarire le prerogative dei partecipanti, i risultati di più immediata evidenza sono una plusvalenza tassata, funzionale alle ben note esigenze di natura fiscale, ed un contributo significativo alla stabilità del sistema creditizio, per effetto della modificazione della natura delle quote di partecipazione. Non è invece possibile individuare una migliore definizione dei rapporti con i partecipanti ed un modello di governance capaci di arginare il rischio di conflitto d’interessi. Al contrario le possibilità d’ingerenza si accrescono. Attraverso l’adozione di un sistema di circolazione delle quote si è poi introdotto un ulteriore fattore di criticità, che risiede nelle stesse motivazioni d’investimento dei partecipanti. Come in ogni situazione di mercato le loro decisioni si fonderanno sul lucro e quindi sul dividendo atteso, con la conseguenza che il perseguimento delle funzioni istituzionali della banca centrale potrà essere condizionato dalla necessità di produrre utili.

Abstract

New Look of Shareholders of the Bank of Italy and New Risks for its Independence

Amongst the objectives pursued by the reform, one can identify the increase in the Bank of Italy share capital and a clarification on its members’ powers; nonetheless, the most immediate outcome are a taxable capital gain – which may help meeting the Italian State’s pressure to protect its tax revenues – and a significant contribution to the stability of the banking system deriving from the change in the nature of shareholding quotas. By contrast, it is possible to find neither a better specification of the relations with its members nor a corporate governance model capable of mitigating the conflict of interests. On the contrary, there are greater and greater risks of interference (by its members) in the Bank’s management. Furthermore, by adopting a system of free alienability of shareholding quotas, the reform has introduced another critical element, which lies in the very purpose driving its participants to invest. Just as in any market – related situation, participants will take their decisions on the basis of the profitability and thus of the expected dividend; in consequence, the performance of the Bank’s institutional tasks will be affected by the profitability driven expectations.


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